Categoria: Vita vissuta
Commentare: 30.01.2008 12:58

Una cartolina antica che ritrae il faro di AnconaStanotte si sentiva ululare la sirena del porto. Ululare, sì, come un lupo nella notte. La nebbia è scesa, fin dalla mattina, come una densa fuliggine e, nel buio, la sirena scuoteva il silenzio. Adoro ascoltare il suono della sirena. Mi inquieta e emoziona, riportandomi un’immagine selvaggia e incontaminata del mare. Mi fa pensare ai romanzi di
Joseph Conrad, all’
"Oceano Mare” di
Baricco, a quanto sia spaventevole l’essere in balia delle onde, dispersi nella nebbia…con le stelle bendate e senza punti di riferimento intorno a sé.
Metafora dell’esistenza umana, in cerca di una luce che indichi un approdo sicuro. Il porto. La terra ferma. Contro l’instabilità delle acque pronte ad ingoiarti in un’onda, a spazzarti via per sempre. Tu, creatura inerte. No, non c’è niente che mi faccia più paura del mare di notte: è l’immagine della morte, il mare nero.
Per questo mi incanto, in estate, a guardare il faro. Se la notte non dormo, vado in sala e lo guardo dal mio balcone…laggiù, mentre la sua luce a intermittenza fa il giro su se stessa, richiamandoti a sè con un lampo che squarcia l’oscurità. Una luce in movimento, che ruota, un occhio vigile nella notte, un abbaglio di speranza…
...adoro il suono della sirena, grido di disperazione e di speranza, e il faro che è la luce che riconduce i naviganti nelle braccia sicure del porto. Ma adoro anche la nebbia, in questi giorni freddi di fine gennaio, e quel senso di disorientato ammutinamento con cui pervade le cose. Ieri brillava il sole, poi lenta la nebbia e
Cri che, guardando fuori dalla finestra, mi dice: “Guarda Lu, siamo finite nelle brughiera di
"Cime Tempestose!”.
Bello, ma tanto non ci perderemo.
Non per sempre….