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Due racconti

L'infinita ombra del vero

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Conferenza TAU, Teatri Antichi Uniti

Categoria: Marche Cultura
Commentare: 30.06.2008 19:21

http://www.luisaferretti.it/blog/upload/23120010_4160100126_vbig.jpg Edoardo Siravo (a sin.) interpreta il "Giulio Cesare" di Shakespeare nell'Anfiteatro Romano di Urbisaglia

Oggi giornata molto intensa e calda, non solo metereologicamente parlando. Sono rimasta indietro con le news, quindi alle 8.45 già picchiettavo allegramente sulla mia tastiera, ma alle 11.30 abbiamo avuto una conferenza stampa nella Sala Leopardi per la presentazione del TAU - Teatri Antichi Uniti. Marta mi ha mandato, proprio come l'anno scorso. Solo che l'anno scorso si era svolta alla sede dell'AMAT, in corso Mazzini. Ricordo che arrivai tutta trafelata, alle tre di un pomeriggio tremendamente caldo e Barbara Mancia mi salutò sulla porta...oggi non ha fatto eccezione, ma è stata sempre una emozione. Hanno parlato Troli, Ivana, vari assessori, sindaci, il sempre bravo e carismatico Gilberto Santini, ma soprattutto ha parlato un'attrice molto giovane e molto brava, Valentina Rosati, che era emozionatissima.

Le tremava la voce e ha detto che non riusciva a guardare il cartellone con il nome del suo spettacolo. Lei interpreta "I mostri di Fedra" con i testi di Lucio Anneo Seneca, Jean Racine e Sarah Kane che con la sua compagnia teatrale ha saputo riadattare in un nuovo spettacolo vincitore di un premio. Mi ha ricordato quando presento i miei scritti..sono sempre tesissima, molto "poco accademica" come ci tiene a far notare Valerio alle sue conferenze, ma felice, e per questo l'ho apprezzata. Si sente la passione autentica, l'impegno indefesso e controcorrente, la fiducia e la volontà, e non c'è bisogno di altro in questo mondo, credo. Mi piacerebbe assistere a questi spettacoli, peccato che siano un po' fuori mano, però che fascino! Che scenografia!

Ho scritto l'articoletto sul sito, ma mi è venuto un po' tagliato ai lati, devo dirlo all'espertone Andrea domani. Per il resto...beh, se volete vedermi, sono finita su questo sito, mi si vede un attimo mentre ascolto la Rosati che parla. Magliettina rosa, capelli di uno spettinati, aria un po' svagata..e un caldo e un'emozione addosso che mi porto sempre dietro, ad ogni nuovo incontro :)

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Dalla Bolivia...

Categoria: Vita vissuta
Commentare: 30.06.2008 09:29, Editato: 30.06.2008 12:29

http://www.luisaferretti.it/blog/upload/bolivia.jpg

I nostri ninos dalla Bolivia ci hanno inviato delle bellissime letterine con i disegnini, accompagnati dalla traduzione di Padre Ernesto. Ora da loro è inverno, e infatti stiamo cercando di trovare magliettine e tutine invernali da mandare loro. Io ho anche comprato per Jonathan una macchinina, che spero di inviargli al più presto. Prenderò anche una bambolina per Katerina. I regali inviati per Natale sono piaciuti.

La situazione da loro è sempre di grande povertà e disagio. Il padre, che lavorava in miniera, non sta bene. La mamma vende verdura al mercato, ma non riesce a sfamare tutti quanti. Con i soldi che abbiamo mandato si sono comprati dei mobili, scarpe e alcuni vestiti, ma il posto in cui vivono è davvero di una desolazione agghiacciante. Un luogo così inadatto per dei bambini…sono dei bambini splendidi, pieni di riconoscenza e di gratitudine per un gesto che tutti dovremmo fare.
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La coperta rossa

Categoria: Racconti
Commentare: 29.06.2008 20:18

Inauguro la sezione racconti con un mio racconto scritto tre anni fa.

http://www.luisaferretti.it/blog/upload/Solitudine.jpg

Fin dalle prime luci dell’alba, una giovane donna senza nome camminava sulla spiaggia deserta con indosso una coperta rossa. Da lontano, la sua sagoma risaltava sullo sfondo blu del cielo e del mare come quella di un fantasma sopravvissuto alla notte, le cui candide vesti avevano assorbito il rossore del primo sole. Un fantasma che vagava in riva al mare, in silente attesa del risveglio degli uomini, insonnoliti dalla quotidianità delle proprie vite terrene. Troppo a lungo aveva dormito anche lei e ora, avvolta da una coperta rossa che celava il mistero della sua esistenza, si guardava attorno con occhi smarriti.

I primi bagnanti che quella mattina giunsero in spiaggia, la videro emergere dall’orizzonte nel giorno più caldo di tutta l’estate, quando neanche la frescura immediata dell’acqua del mare poteva fare miracoli. Lei non aveva più bisogno di miracoli, né del mare. Ma solo di se stessa. E della sua coperta rossa. E rosse erano le sue labbra tremanti simili ad un taglio ancora vivo nella carne. Tremava. Come se nevicasse nel cuore di un inverno senza fine. Nel suo cuore. Negli occhi della gente. Continuò a camminare, finché un uomo si distaccò da quel gruppo di bagnanti increduli e indifferenti. E le andò incontro.

“Si sente bene?” le chiese timidamente. La donna non rispose, né alzò lo sguardo. Le onde del mare andavano avanti ed indietro, trasmettendo al mondo un canto sofferto ed estraniante.
E lei con esse.
“Si è persa?” insisté l’uomo avvicinandosi ancor di più.
La donna allora alzò lo sguardo. Ed ebbe come un fremito.Le sembrò di essere finita all’ombra di un albero secolare poiché, quando guardò l’uomo, le braccia di lui le apparvero come forti rami pronti a raccogliere il suo sonno eterno, e i capelli spettinati le ricordarono l’inquieto ondulare di un fogliame rugiadoso, sconvolto dal vento.

La corteccia del suo corpo seminudo era abbrunita dal sole e segnata dalle rughe del tempo.
“Venga con me” le disse dolcemente, tendendole una mano. La donna sospirò. Come doveva essere farsi portare via da un albero? Dove l’avrebbe portata?.
Stette per muoversi ma, quando si voltò verso la spiaggia, i bagnanti non erano più uomini, ma grossi insetti riversi sulla sabbia, con immobili tenaglie e lucide corazze esposte al sole. E i loro occhi infossati ruotavano all’impazzata dietro inviolabili occhiali neri. La donna si bloccò di nuovo, spaventata. Sguardi come pungiglioni famelici le punzecchiarono sulla pelle, mentre parole confuse ronzavano dalle bocche dei bagnanti.

“Ma chi sarà mai?” “Sarà una pazza”“Per me è un’esibizionista” “Forse è un angelo caduto dal cielo” “Forse è un demone riemerso dal mare”. “Secondo me non è nessuno”.

La donna si distaccò dall’uomo, irrigidendosi. Non sentiva più la risacca del mare, ma il ronzare di un vespaio impazzito e attonito. Rivoglio la risacca, pensò. Rivoglio la poesia. “Chiamate la polizia!” gridò uno dei bagnanti, guardando la donna avvicinarsi lentamente verso il mare e bloccarsi al primo contatto con l’acqua, quasi non fosse più in grado di fare un altro passo in avanti...

Se avesse voluto, sarebbe potuta rimanere per sempre così: come un fantasma rosso sangue all’ombra di un uomo che si finge albero.
Quanti di questi fantasmi ci camminano accanto e non ce ne accorgiamo? Quanti di noi sono già fantasmi e non se ne accorgono ancora?
Ci fingiamo alberi secolari, ma non abbiamo radici abbastanza profonde per comprendere la terra, né chiome di foglie allungate verso l’alto per violare i misteri del cielo. Siamo tronchi spezzati a metà. Non sappiamo da dove veniamo né dove andiamo. Non sappiamo chi siamo.

Le nostre menti non ci appartengono. Sono rami troppo impervi per arrampicarvisi, e i pensieri divengono foglie destinate a perdersi nel vento e marcire in terra.
Eppure, pensò la donna, sarebbe stato bello farsi portare via da un albero…in un bosco profano frequentato da fascinose streghe amanti degli animali, o in un bosco sacro dedicato agli dei dove morire per diventare immortali.

Ma ora la risacca aveva ricominciato a suonare.
E l’uomo si era un poco allontanato, temendo che quella donna fosse reale. E non un sogno, come si sforzava di credere per paura di svegliarsi. Lasciamola ai suoi pensieri, si disse.
Lasciamola al mare.

Quante persone lasciano i propri pensieri al mare? . L’acqua li laverà via o forse li renderà ancora più lucidi e veri. Se i miracoli esistono, dovrebbero esistere per tutti.Ma la donna non ne sentiva la necessità. E neanche le persone che la fissavano ronzando. In fondo, non è così difficile da comprendere. Una donna se ne va in giro con indosso una coperta rossa, in piena estate. Una donna diventa quella coperta rossa se sceglie infine di buttarsi in mare o di recidere le spine piantate ai polsi dall’ultimo inverno.
Chi può evitarlo? Il vespaio ha altro da fare.
Il bruco può diventare farfalla e colorirsi di nuovo, ma la tela mortale del ragno non risparmia nessuno.
Il vespaio ha altro da fare. Non ama pensare.
Qualcuno, ad un certo punto, si convinse che quella scena fosse in realtà una candid camera televisiva, destinata ad un lieto fine. Tante telecamere puntate addosso, e allora sì che tutto avrebbe avuto senso. Le lacrime sarebbero state salate, come l’acqua miracolosa del mare, e la musica che la donna pareva udire nel silenzio sarebbe risuonata anche nelle orecchie degli altri presenti.

La farfalla sarebbe stata salvata o eliminata con un semplice televoto. In tivu la vera morte è bandita come è bandita la vera vita. D’altronde, si può forse comprendere fino in fondo la realtà del dolore umano quando ogni lacrima è garanzia di ascolto? No, le tenebre di quella solitudine cosmica a cui ogni uomo è destinato non si lasciano dissipare facilmente, neanche dai riflettori di uno spettacolo in mondovisione, poiché il dolore è un morto che cammina nelle gabbie delle nostre anime. E i morti preferiscono non farsi vedere… La donna, però, voleva poter condividere quel suo dolore con il mondo intero, ora che si sentiva morire.
Morire dalla voglia di vivere. E, a un tratto, si tolse la coperta di dosso, creando lo scompiglio generale. Le mamme, scandalizzate, coprirono gli occhi ai loro bambini, i ragazzini ridacchiarono divertiti, gli uomini la fissarono eccitati. Ma lei non se ne accorse, e rimase così, nuda, di fronte al mare, come una statua greca riemersa dalla acque ancora intatta, finché l’uomo albero, profondamente turbato, raccolse la coperta e gliela rimise. La donna, sentendosi coprire dall’uomo albero, comprese di essere nuda, per la prima volta. “Sì, sono nuda” pensò, mentre il vespaio, esasperato, si allontanava dalla spiaggia come se avesse assistito ad un incendio in mezzo al mare. “Ma perché scandalizzarsi tanto?” si disse la donna. Sembrava quasi che fossero riusciti a scorgere, attraverso la nudità del suo corpo, la nudità della sua anima. Terribile, mostrare la nudità della propria anima. A questo pensiero la donna si strinse ancora di più nella sua coperta e sussurrò all’uomo albero:
“Nascondiamoci nelle nostre calde coperte rosse per coprire la fredda nudità delle nostre anime. Non sveliamo la verità del nostro cuore che ci tiene in bilico fra cielo, terra e mare. Teniamoci strette le nostre passioni, e le nostre ossessioni, finché la morte non ce le strapperà di dosso…”

L’uomo albero, pur non comprendendo il significato di quelle parole, la prese con sé e la porto via da lì.
Il canto del mare, in quel momento, sembrava il pianto di un bambino appena venuto alla luce, con il cordone ombelicale ancora raggomitolato al corpicino sanguinante. Presto avrebbero tagliato quel cordone sostituendolo con altri, per poi scaldare il bambino infreddolito sotto una nuova coperta rossa. Una coperta da vivere, amare e dimenticare. Una coperta infine da sotterrare. Come la storia di sangue che ogni uomo, dall’inizio dei tempi, porta scritta dentro di sé.
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Arthur Miller & Marilyn Monroe

Categoria: Cinema & TV
Commentare: 29.06.2008 12:45




"Marilyn aveva lo straordinario talento di riuscire a mascherare benissimo il suo stato d’animo. Lei non poteva soffrire: lei doveva rappresentare il mito; ed è diventata una leggenda. E le favole non sentono il dolore. Eppure non c’è stato nessuno che abbia patito, agonizzato più di lei. Tutti le sono stati contro, perché non sopportavano il suo male; ma ora è morta, ed ecco che ritorna l’immagine di una donna perfettamente felice".

(Arthur Miller)


Arthur Miller, famoso drammaturgo, sposò Marilyn Monroe, attrice, il 29 giugno 1956. Lei si convertì all'ebraismo per lui, lui scrisse per lei la sceneggiatura de "Gli spostati", l'ultimo film di Marilyn e del loro matrimonio. Si separarono nel 1961. Marilyn morì nella notte tra il 4 e 5 agosto 1962.

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