Categoria: Attualità
Commentare: 26.08.2008 09:44
Mi riallaccio al precedente post di Cheng con un bellissimo scritto di Luciano di qualche tempo fa. 
Sono riusciti a convincerci (o ci siamo lasciati convincere, noi del Nord ricco del mondo) che la cosa veramente importante sia accedere all’immenso mercato delle cose, che sono lì, proprio davanti ai nostri occhi, scintillanti e assolutamente da non perdere. Sola discriminante
il poterselo permettere.In questa dimensione “imposta”, sembra esaurirsi la nostra condizione, che non resti altro da fare o da desiderare, e tutto ciò a cui possiamo anelare è un
mondo di oggetti, di merci, un mondo trasformato in merce. Il “nemico” interiore da abbattere è l’idea (coltivata da chi ?) che non si possa avere accesso alle cose. Comprare, avere, si è trasformato in un diritto, addirittura in
emblema della stessa libertà.
Così quando siamo “in pari” rispetto alle cose, che siamo convinti sia “giusto” e “normale” avere, riusciamo finalmente a sentirci a posto. Ma solo per poco, dato il susseguirsi inesauribile delle “novità”. Questa frenesia, moltiplicata per milioni e oramai imposta alle nuove leve di consumatori, è diventata la nostra triste realtà. Crediamo che questo esaurisca il nostro orizzonte.
Ma un tale atteggiamento ci vede
rapaci e scontenti, sempre pronti a chiedere, a carpire, ad avere, a sprecare. Ci leghiamo a quell’unico ruolo e pretendiamo, chiediamo e prendiamo, senza sentirci chiamati anche alla responsabilità.
E non vediamo che il solo prendere mortifica e riduce drasticamente ciò che siamo, e che - se nessuno si sente spinto a mettere anche qualcosa di proprio, che migliori il mondo e la vita, che tenga conto della nostra complessità e degli altri nostri bisogni - saremo solo un insieme di individualità ciniche e devastatrici, pronte a prosciugare inesorabilmente tutto.
Ciechi (chi gestisce il potere politico ed economico) che guidano altri ciechi…
In questo percorso a senso unico, dove ci si rassegna
all’erosione costante della qualità della vita e dove non ci si preoccupa dell’acqua che viene inquinata – tanto c’è quella minerale! – dell’aria che ci avvelena con le polveri sottili, dei campi avvelenati - per avere prodotti più “sani” e tornare alla natura - di un traffico caotico e auto-paralizzante,
può apparire fuori luogo parlare di Bellezza.Penso ai milioni di “vacanzieri”, disposti a pagare per stare in luoghi sovraffollati, magari alla moda, brutti e rumorosi, scelti in depliant che promettono panorami splendidi e solitari, finendo per ritrovarsi lì a migliaia, ed avendo, come epilogo, un luogo devastato e consegnato ad una triste, sconsolata “aridità”, mentre i “nativi” preferiscono guardare al portafogli pieno.
Siamo tutti rassegnati al brutto, al sovraffollato, al caotico, al peggio, e non crediamo più che si possa fare qualcosa. Così premiamo l’acceleratore, vogliamo tutto e subito, contribuendo all’aggravarsi del male.. Tristemente crediamo che non si possa fare più niente per rovesciare questa tendenza, recuperare qualcosa che possa farci vivere meglio, con più serenità, semplicità e sincero appagamento. In un brano musicale della Gang, si sente una voce, che potrebbe essere quella di Fidel Castro, e che parla di “lotta rivoluzionaria” e di un “futuro migliore”: bellissime parole, ma
cos’è un futuro migliore ?
Le masse deresponsabilizzate e predatorie, succubi di un modello unico, sono oggi la causa di un presente e di un futuro peggiori: a chi chiederanno di salvarle? Chi individueranno ora, quale loro oppressore da abbattere ?
Cosa intendiamo quando parliamo di Bellezza(Luciano Galassi)