Loie Fuller, quando la danza è “un fiore di sogno”


Con caparbietà e talento creativo, accompagnati da durissimi esercizi fisici, l’americana Loie Fuller (nome d’arte di Mary Louise Fuller) rivoluzionò il mondo del balletto di inizio Nocevento, ammaliando la Parigi della Belle Epoque attraverso sofisticati e innovativi spettacoli di danza.

Movimenti fluttuanti, luci colorate, musiche trascinanti, tutti da lei orchestrati e magistralmente interpretati sul palcoscenico…Loie Fuller reinventò non solo il balletto, ma l’intero mondo del teatro, sperimentando scenografie ad effetto e coreografie davvero sbalorditive per la sua epoca.

Per chi la vedeva per la prima volta era come l’apparizione di “un fiore di sogno” (così venne definita dai suoi contemporanei).

Una donna artista, che non aveva mai studiato danza, ma che fu capace di dar vita ad esibizioni memorabili, tanto da ispirare molti artisti dell’epoca: da Toulouse- Lautrec a Mallarmé, da Rodin ai fratelli Lumiere (quest’ultimi ripresero alcune sue performances con le prime macchine da presa).

Alla vita di Loie Fuller è stato dedicato il bellissimo fim francese “Io danzerò”  diretto da Stephanie Di Giusto e interpretato dall’intensa Soko.

Jane Austen, fra scrittura e vita vissuta


Dura la vita delle aspiranti scrittrici di inizio ottocento;ancor più dura per una scrittrice geniale come Jane Austen, la quale rivoluzionò il concetto di romanzo femminile. Dicono che fosse un’irresistibile civettuola, ( “la più carina, la più sciocca, la farfalla più affettata in cerca di marito “) che scrivesse di nascosto, celando le sue preziose pagine nel cassetto della scrivania. Si vantava di essere un’autodidatta e si definiva “la donna più ignorante e meno istruita che avesse mai osato divenire scrittrice”.

Jane era una donna ironica intelligente, dotata di una rara profondità psicologica e arguzia, che ci ha lasciato in eredità otto splendidi romanzi, fra i quali “Orgoglio e pregiudizio”, “Ragione e sentimento” e “Persuasione”. Tutti romanzi finiti con un matrimonio d’amore, mentre lei non si sposò mai. Celebrata per i suoi indimenticabili personaggi ritratti con raffinata sensibilità, (Virginia Woolf era una sua grande estimatrice e la definì “la più perfetta artista fra le donne”) è divenuta protagonista ella stessa di un romanzo, il romanzo della sua breve vita, portata sullo schermo da una deliziosa Anne Hathaway nel film “Becoming Jane”.  Diventando Jane….

Donna scrittrice, fra altre donne, tutte accomunate dallo stesso destino: sposarsi, possibilmente con un uomo ricco, e fare figli. Lei non è da meno: figlia di un pastore povero, diviene la “speranza economica” della sua famiglia perché chiesta in moglie da un giovane molto promettente finanziariamente, quanto poco attraente.  Benché sia una curiosa lettrice ed una apprezzata  scrittrice, non può venir meno al suo destino: non parla di religione e politica, come tutte le donne e come tutte le donne si mantiene casta fino al matrimonio, occupandosi di cucito, di pianoforte e di letture “consone”…questo fino a quando un altro uomo non si insinua nel suo cammino di vita già prestabilito, facendole battere il cuore come nessun altro prima d’ora. Seguire la ragione o seguire il cuore?   Sostenere la famiglia e consolidare la reputazione come moglie e madre rispettabile o vivere eroicamente della propria penna e del proprio amore contro tutti e tutti?.

Diventare Jane, la Jane della letteratura inglese non sarà facile, ma nulla del suo cuore innamorato e infranto andrà perduto…non nei suoi romanzi, che ci emozionano ancora oggi, a distanza di due secoli.

Il duplice riflesso della solitudine


Fuori pioveva. Fuori c’era il sole. L’autobus passava con una precisione irritante – forse indossava le pantofole della mamma – e Arianna durante le lezioni restava a guardarlo, incantata, mentre sfilava lungo la strada della scuola, e fin oltre la voltata…..

….in quei momenti sentiva di appartenere a tutto quello che le si muoveva attorno e, nello stesso tempo, provava dentro di sé un peso immane che la schiacciava a terra. Inseguiva con lo sguardo il passaggio delle nuvole che si camuffavano in più e più pose, i riflessi di sole spezzato di una finestra che rimaneva aperta, proprio davanti a lei, le mani di Samuele che rigiravano il quadrante dell’orologio, e avvertiva qualcosa di terribilmente piacevole scorrerle dentro le vene. Una droga dolcissima, ad effetto rapido, che se avesse un nome sarebbe stato al massimo di tre lettere. Come “Dio”.

Ogni volta ho una voglia pazza di fermarla nel tempo questa sensazione di poter esserci, di scolpirla nel cuore per potermene ubriacare fino alla fine, ed allora, non soffrirei l’assillo di quelle ore vuote ed inconcludenti che sembrano non passare mai. Ore in cui sono solo e soltanto, a seconda dei casi, uno dei due rovesci di una moneta ormai senza valore. Ma pagata a caro prezzo.

(brano tratto da “Il filo di Arianna”)