“Impressioni ed Espressioni” è la mostra collettiva allestita alla Galleria Puccini di Ancona che presenta fino al 12 maggio 2019 le opere di Maria Cristina Gherlantini, Vincenzo Verderosa e Fabio Paolinelli.

Testo critico di Nicoletta Rosetti

Nell’oscillazione sentimentale tra interno ed esterno, tra personale e pubblico, si colloca la più evidente delle contrapposizioni tra impressione ed espressione. L’impressione, ovvero la percezione del mondo filtrata dai sensi, impronta soggettiva della realtà è contrapposta all’espressione, atto comunicativo che esterna la nostra interiorità trasponendola in immagini, parole, concetti. Due processualità opposte e complementari, che qui si squadernano in un avvincente spaccato che ne mostra il versatile potenziale figurativo ed energetico.

Impressioni sono i mosaici a grandi tessere di Fabio Paolinelli che ritraggono il paesaggio anconetano. Delicate visioni ispirate alle immagini del quotidiano: pezzi di carte colorate intrise di felicità, attesa, nostalgia e malinconia si compongono in collage puliti ed essenziali che sanno restituire con leggerezza le silhouette dei luoghi e degli oggetti. L’elemento acquatico, soggetto caro e onnipresente, non si mostra mai come protagonista indiscusso ma anzi si frammenta in piccole scaglie lontane, come un oggetto del desiderio tanto anelato quanto temuto. Il rapporto diretto tra le mani dell’artista e la materia, senza mediazione del pennello, infonde in queste impronte una cifra personale che si stempera nel linguaggio limpido e minimale senza mai ridurre l’inquadratura ad una scena banale. La struttura prospettica, infatti, si infrange in una sottile cornice, limes di un momento conchiuso, contenuto in uno spazio centripeto che ci guida a connetterci con la nostra memoria emozionale.

Espressioni, forti e decise, spronate da forze centrifughe sono le linee sferzanti di Vincenzo Verderosa, tracce di un flusso di coscienza estrinsecato in forme e pigmenti. Siculo verace intriso del binomio vita-morte come solo un isolano può esserlo, ne “Il Ghigno e la mucca”, opera creata all’interno di un video-progetto sulle arti, ritrae l’energia della forza vitale virando la tavolozza su tempere brillanti dalla luminosità abbacinante e delineando un paesaggio onirico che si fa foresta di colori intessuti in comunione con la musica, condizione imprescindibile per creare un collegamento fino alla più profonda essenza dell’essere: il suono. L’opera, un grande formato eco di sterminati orizzonti, è frutto di un’azione performativa che vede coinvolti due soggetti: l’artista alla prese con una morbida griglia bidimensionale e una ballerina, incarnazione dell’ispirazione, che sfiora l’uomo e l’opera stessa influenzandone i percorsi di senso e le possibili vie di fuga intessute tra tela e colori primari.

Infine, il grande lavoro di Maria Cristina Gherlantini, risultato di un percorso mescidato che racchiude in sé tratti espressionisti dalle pennellate decise e intransigenti, temi simbolisti declinati in universi surreali e mitologici ed esperienze informali mitteleuropee rielaborate in chiave intimista. Nella sua opera, un intrico di linee dà vita a una forma organica, biologica indefinita e pulsante: un bozzolo che si dischiude, spezzato, senza rivelare nulla, adagiandosi su una lunga striscia di carta, pronta ad accartocciarsi per accoglierlo. La grafite combinata alla tavolozza in scala di grigi, disvela un moto inquieto e panteistico che pervade tutte le fibre di questa visione onirica animando un time-lapse che quasi pulsa sotto i nostri occhi. Un’utopia cesellata con esattezza e rapidità, espressione di un’intensa qualità ricettiva che formalizza e connette le istanze personali dell’artista con quelle del mondo esterno, sintetizzandole in un elemento che è simbolo e soggetto mascherato da materia filamentosa.

Mostra “Impressioni ed Espressioni”
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