L’oscura terra
assetata d’azzurro
volge lo sguardo al cielo.

Ma tanto acceca
lo splendore del sole

quanto incupisce l’ombra
ricreata dalla sua stessa luce.

La quotidianità genera
mostri dai mille occhi

e giganteggia
il peso dei viventi
agli angoli delle case.

Ogni raggio è una ferita sulla pelle
e vampiro dei mortali costretti alla vita.

Farebbe meno male una nebbia
che tutto avvolga nel sudario
di un sonno profondo,
oblio del ricordo,
e seppellisca in silenzio
le orme sgretolate dal vento.

Nella foto: “High Noon” di Edward Hopper

Zenit
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